Frequento i workshop. Quelli che lasciano il segno. A volte sono occasioni uniche, momenti imperdibili.
Trascorrere del tempo con dei grandi apre la mente, aiuta a guardarsi dentro, a riconsiderare le certezze, scardinandole, per poi rialzare lo sguardo e vedere il tutto in chiave diversa.
Distruggere per ricostruire. Metodo ormai comune. Che alla base richiede una grande dose di autocritica e una gran voglia di mettersi in gioco. E’ facile frequentare corsi, incontri, workshop con chi ne sa come te o poco di più, si rimane nelle confort zone, si dorme tranquilli la notte, si guardano le proprie foto e si dice “si, belle” e a posto cosi.
Diverso è quando tutto viene completamente abbattuto, come una granata nel cuore di un palazzo di 20 piani, che cade fragorosamente e poi, dopo aver ripulito, si ricostruisce.
I grandi fanno questo.
Toscani lo seguo veramente da sempre, fin da piccolo, quando di nascosto rubato le collezioni di Colors di mio padre. Dove la concezione di comunicazione innovativa, semplice ed immediata con lo stile “Toscani” creava un fragore internazionale, rendendolo un pilastro, un punto di riferimento.
Lavorando da anni nella comunicazione ho sempre osservato con ammirazione le mosse e le opere di questo maestro che negli ultimi decenni ha guidato stili, approcci, dibattiti. Ha permesso al mondo, veramente al mondo, di parlare, di discutere e quindi di crescere.
Toscani non è il maestro da workshop. Non ti insegna nulla che già non si sappia dopo anni di fotografia.
Toscani racconta, mostra e stimola. Stimola a cercare un punto di vista, il proprio, nelle cose. Che sia un paesino di collina, piuttosto che su un tavolo da pranzo, dopo aver mangiato. In ogni angolo c’è una storia da racconatare, attraverso se stessi, cercando di dare un messaggio, il proprio. Sembra semplice, ma non lo è. La tendenza, dell’artista, soprattutto di chi crede di esserlo, è di complicarsi la vita, facendo leva sulla conoscenza tecnica, che da sola non basta, anzi, a volte è addirittura pericolosa e fuorviante. Trovare il proprio punto di vista è un’azione complessa, interna, che richiede, conoscenza di sé e degli altri. Richiede una cultura, una capacità di interpretare il mondo, e poi ovviamente una forza espressiva in grado di poter tradurre tale POV in arte. Se cosi la vogliamo chiamare.
Una volta codificato il proprio POV si passa all’esecuzione, tendenzialmente un’azione semplice, in quanto premere un bottone non è cosi complesso, ma che richiede la massima attenzione, in quanto ogni dettaglio conta, ogni dettaglio può dare un significato diverso al tutto.
Dopo alcuni giorni di duro lavoro, più interno che esterno, abbiamo finalizzato i nostri lavori. Qui di seguito un mio POV, pensato in un ora e scattato in mezz’ora.
 Jacopo Di Cera 1Jacopo Di Cera 6jacopo Di Cera 5Jacopo DI Cera 4Jacopo Di Cera 3Jacopo Di Cera 2Jacopo Di Cera 7Jacopo Di Cera 9Jacopo Di Cera 10
Stare con Toscani, significa anche succhiarne in una piccola parte della storia e della conoscenza, significa entrare insieme a lui all’interno dei suoi lavori, sentirne raccontare le storie.
Stare con Toscani significa capire come è nato il nome di un brand di jeans, quasi per caso passeggiano a Time Square, e come è stata sviluppata la campagna di lancio, scrivendone il claim sul culo di una donna, per poi scrivere sotto il nuovo nome, del brand, Jesus.
IMG_5154
Stare con Toscani significa entrare nella storia degli scatti dentro alle prigioni Americane della campagna Benetton contro la pena di morte, significa condividere le scelte estreme della compagna di Nolita.
Togliere, togliere, togliere, fino a fare rimanere il nocciolo della questione. come uno scultore dell’immagine, eliminare tutti gli elementi che non sono necessari fino ad arrivare a quell’unico, semplice POV che si vuole comunicare.In queste campagne, il messaggio, è chiaro, semplice, senza ulteriori livelli di comunicazioni o chiavi di lettura.
Questo fa la differenza e questo crea il vero valore della comunicazione di Toscani.
 IMG_5172
Stare con Toscani, significa tante cose, ciò che è veramente importante è andare oltre all’apparenza di provocazione e anticonformismo, in quanto sono semplici strumenti,  per capirne invece il messaggio più profondo che è, ovviamente molto semplice: per fare fotografia bisgona essere se stessi. Per essere se stessi, bisgona in primis sapere chi si è. questo invece è molto complesso e solo chi arriva al traguardo fa il salto.
Libertà , Coraggio, Semplificazione.  Sono le parole che mi sono tatuato sulla macchina fotografica.
Tks Maestro.