Da quando ho iniziato a partorire l’idea di uno spazio di sharing desideravo iniziare con un grande. Un gigante. Si dice che stando seduto sulle loro spalle si riesce guardare lontano. Bene, fortuna ha voluto che una mostra del maestro Richard Avedon atterrasse Roma. Galleria xxx, poco nota ai più, molto di nicchia e quindi interessante agli addetti ai lavori.
L’intenzione di JayPov non è creare una valida alternativa ad un Bignami della storia della fotografia. C’è gente molto più esperta e professionale che in in poche righe sintetizza la storia di un autore, di una foto, di un Dio, raccontandone sicuramente gli aspetti più essenziali di vita e di gloria.  E si chiama Wikipedia.
Diverso è condividere le suggestioni che il pioniere assoluto della fotografia di moda può regalare attraverso le sue opere che per capitolini sono facilmente visibili.
Avedon ha avuto nella sua carriera fotografica la forza rivoluzionaria di reinterpretare la fotografia di moda e di dare “il La” al dinamismo commerciale a cui oggi siamo abituati. Se negli anni 40 anni i capi di moda si fotografavano valorizzando l’oggetto, oggi possiamo dire che l’oggetto è quasi scomparso mentre ne vediamo l’essenza massima, attraverso una modella d’altissimo livello, contestualizzata spesso in cornici artistiche o esotiche che cerca di trasmettere i caratteri essenziali di quel famoso capo che a stento riusciamo a riconoscere all’interno dell foto stessa. Ecco, questo passaggio da oggetto-oggetto a oggetto- modella-contesto-sensazione l’ha importata nel mercato della comunicazione e quindi della fotografia proprio il maestro Avedon. Lo spartiacque viene definito in quel famoso servizio commissionato da Dior, e da cui nacque la celeberrima “Dovima with Elephants”.
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E’ qui per la prima volta, che da un foto di oggetto, si passa ad una foto di concetto, estrema, ricca di interpretazione e di sensazione, che lega insieme piu elementi come ambiente, modella, animale, e reintegrazione artistica facendo nascere un legame fortemente emotivo tra chi la vede, tendenzialmente un potenziale consumatore, e il prodotto. Tutto, nasce da qui e continua poi in un percorso sempre più interessante fatto di interessanti tappe tra cui, il boa che abbraccia un corpo nudo, non comune, ma della celebre Nastassja Kinski. L’animale lascia allo spettatore libertà di coglierne i sensi più immediati ma anche più intrinsechi. In un contesto totalmente neutro, puro, privo di interferenze. Per la prima volta in una voto vengono inseriti  pochi elementi, corpo celebre nudo e boa, che innescano in chi la osserva nuove vibranti sensazioni.
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Questi passaggi fondamentali nella storia fotografica hanno concesso ad Avedon l’epiteto di precursore che ha dato alla fotografia  di moda un nuovo spazio, l’ha incanalata verso un nuovo percorso evolutivo di cui, ancora oggi, ne cogliamo l’essenza.
Di Avedon, in realtà sono affascinato oltre che per il suo ruolo fondamentale nell’evoluzione fotografica, dal suo lavoro immane, durato quasi una decina di anni, nel suolo americano :“In The American West”. Ritratti, su sfondo bianco di qualsivoglia strato sociale, che ha dipinto ciò che l’America era del territorio rurale era e che forse in parte ancora è.
La retrospettiva organizzata gratuitamente dalla galleria Gagosian all’interno delle loro 3 sale in Via Sistina, permettono di vivere un breve ma intenso percorso della vita del maestro tra le sue prime opere per le grandi riviste francesi, ritratti celebri della sua carriera, alcune opere de “in the american West” per chiudere con un lavoro di moda del 1995 per il New Yorker.
Nella grande sala ovale spicca senza dubbio la celebre Dovima che nella sua maestosita in gelatina domina su tutte le opere, ma devo dire che mi ha particolarmente colpito il ritratto alla grandissima BB in un micromosso legato alla sua probabile e costante inquietudine, il ritratto a Marella Agnelli, aristocratico e sottile, fino a farla scomparire, e il celebre ritratto a Marilin, sguardo drammatico, perso in un vuoto, che forse rappresenta in maniera onesta e sincera il dramma emotivo della diva nel suo ultimo percorso di vita.
Il lavoro per il New Yorker “In memory of the Late Mr. and Mrs. Comfort”è invece datato 1995 e celebra il rapporto perverso tra la bellezza e la morte. Questo lavoro che ha ben 20 anni nonostante la sua forte contemporaneità, sembra a prima vista un salto quantico nel percorso di Avedon: colori forti, stile estremo, personaggi ritratti in stile pop e volte pulp che si incontrano in un contesto di decadenza, rottura, quasi apocalittico. E’ affascinante vedere, oltre al radicale allontanamento dal percorso moda, il filo rosso conduttore, che caratterizza ogni artista, nel portare in vita un messaggio come il rapporto bellezza e moda, con un suo stile, con un suo punto di vista, che ne diventa il suo marchio di fabbrica. L’importanza fondamentale che Avedon da alla posa, alla composizione, all’uso sapiente delle luci, mai forti, mai eccessive, alla suprema abilità a mantenere un codice estetico unico, come strumento di espressione e di lettura della vita (e della morte) tipico di ogni grande maestro.