NEW BORN

«Las tortugas vuelven. Siempre». Le tartarughe tornano, i vecchi del villaggio lo raccontano ai bambini e le donne annuiscono celando un sorriso di speranza. Le tartarughe tornano. Sempre. E portano un tesoro che tiene in piedi la comunità. Le tartarughe tornano perché qui sono già state e qui dovranno venire ancora. E ancora. E ancora. Duecentocinquantamila animali sbarcano sulla spiaggia di Ostional, provincia di Guanacaste, Costa Rica.

La chiamano arribada e per tutti significa sopravvivenza. Ogni tartaruga può deporre da ottanta a cento uova e ogni famiglia indigena può raccoglierne cento nelle 36 ore successive alla deposizione. Da maggio a settembre. Un commercio che piace parecchio ai cinesi. Un commercio che dà cibo in cambio di piccole palline biancastre. La fatica di vivere del pueblo si sposa con la fatica nel nascere di un immenso popolo di carapaci semoventi. Che arrivano in massa, all’improvviso. Sono tutte femmine, i maschi le aspettano in mare e raramente si palesano sulla terraferma. Si muovono con goffa velocità e cercano il punto giusto per scavare e deporre. Sono tante, troppe. E passano come indaffarati impiagati metropolitani su quanto lasciato dalle sorelle precedentemente arrivate. Le uova vengono distrutte e marciscono al sole. Quelle buone vengono raccolte.

Poche rimangono sepolte. E quelle poche si schiudono tutte, in maniera misteriosa, allo stesso momento. I neonati faticano, costante di una vita segnata dalla fuga e cominciata con gli occhi chiusi. Faticano a trovare il mare, faticano a sfuggire ai predatori d’acqua e di terra, faticano a nuotare per la prima volta. Ma tutte portano addosso le coordinate geomagnetiche che le ricondurranno su questa spiaggia. Le femmine per sganciare, i maschi per attendere in modo paziente. In un ciclo infinito e, a ben vedere, consolante. Specie per chi aspetta questo brulicare in maniera spasmodica, per dare continuità alla propria vita si confida in questa continua rinascita. Le tartarughe sembrano a disagio in un elemento che non è il loro: muovono le pinne e avanzano, muovono le pinne e scavano, muovono le pinne e ritornano al mare lasciando tracce sabbiose che sembrano riportare a piccoli cingoli. A contatto con il sale ognuna torna padrona del proprio destino o, almeno, così pare.

Qui arrivano quattro famiglie: le pochissime Carey a rischio estinzione, le sempre meno Tartarughe Verdi, le gigantesche Baule da ottobre ad aprile e le Lora, assolute padrone della spiaggia. Ognuna di esse trova il posto giusto, in un gigantesco gioco a incastro che necessita di tranquillità assoluta. La presenza dell’uomo spaventa e la paura si trasforma in fuga verso il mare senza il lascito del prezioso carico. Ma se le condizioni lo permettono, la tartaruga torna per poi muoversi scivolando verso la schiuma facendo sì che l’acqua si trasformi da protezione in libertà. È l’aspetto che commuove, una possibilità di confidenza che appare monito anche per gli uomini. Tutti, nel nostro ambiente, possiamo volare.

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